È solo routine

Due donne si guardano dai loro letti scarni di una stanza di ospedale, una alza le sopracciglia, l’altra arriccia le labbra sgranando gli occhi solo per un secondo. E non c’è mai stata più comprensione fra due persone. Poi ognuna torna alle proprie azioni che scandiscono i minuti di quell’attesa tutta particolare cui sono destinate dalla vita.
È solo routine, continuano a dire tutti da un po’ di tempo. Ed infatti per medici ed infermieri lo è.
Ma l’invasione che quelle donne percepiscono sui loro corpi è indicibile. E le loro sensazioni sono ancora più stordite. Vivono attimi di estraniamento da tutto, rifugiate nei loro pensieri. L’ospedale è un luogo di passaggio, quasi un non luogo. È come l’area di sosta in autostrada. E qui la strada é la vita. Vivi e poi ti prendi una pausa dal caos per ritrovarne, infine, un altro, che nella sua calma sembra apparentemente ancora più inspiegabile. Segnerà un momento preciso, tracciando un confine netto fra il prima e il dopo nella consapevolezza della propria esistenza.
Le due donne attendono il rimescolamento di carte che rappresenterà il passaggio a un nuovo inizio, si scambiano questa verità che appartiene a loro e a nessun altro.
Ora sono sdraiate, cercano di dormire.
L’attesa profuma di paura, disinfettante, ipotesi, immagini di dolore.
Finché il dolore non sarà reale, finalmente.
E riscopriranno di nuovo il caos di fuori.

Alessandra Guenci

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