Un amore, un solo tempo

La riconosci chiaramente la sensazione della fine di una storia d’amore. Arriva un momento preciso in cui capisci che gli abbracci sono veramente gli ultimi e sai che non ci sarà più la possibilità di catturare attimi di benessere, trascinandosi ancora nel territorio incerto delle porte mezze aperte e mezze chiuse.

Quando la porta si sarà chiusa, stavolta, sarà chiusa.

Ha impugnato la maniglia per uscire, con passi lenti, in silenzio, muovendosi già estraneo a quelle mattonelle e a quei muri che trasudano delusione. E’ uscito e tu, dall’interno, hai spinto leggermente la porta per accertarti che fosse chiusa bene. Hai isolato la sensazione di quella frazione di secondo per guardare quello che accadeva, riconoscerla e darle un nome. Era fine.

Ciao… grazie per avermi addolcito la vita per un po’, per avermi fatto sentire riscaldata, amata. Ma ora sappiamo entrambi che ci stiamo salutando per davvero, per separarci.

Hai detto solo “ciao”.

Addio alle nostre notti speciali in casa. Ci spostavamo dal divano al letto alla cucina, durante i nostri riti notturni. Una sigaretta di tabacco, una tisana e di nuovo fra le lenzuola. Le  parole in un flusso continuo, la sensazione di appagamento, di una complicità privilegiata, superiore. Addio alle passeggiate in motorino e ai pranzi tradizionali della domenica,  alle colazioni preparate con gli occhi impastati di sonno e gesti lenti ma accurati, ai corpi che avevano reciproco accesso a tutto ciò che è più intimo e sacro. Addio alla certezza di essere capita, alla sensazione di viaggiare sulla stessa lunghezza d’onda, agli orgasmi mentali.

La senti nello stomaco, la fine, come  una morsa. Non è una sensazione di vuoto, ha un suo peso, ti abita dentro e non ti molla per un po’ di tempo. Si fa largo tra le viscere e si prende il suo spazio, il suo momento. Ti fa compagnia nei sonni notturni, nei risvegli. Impari a conviverci, è carnale, reale.

Cerchi di vederla e realizzi il vuoto di senso dei gesti, delle parole, delle intenzioni usate fino a poco tempo prima. Fino a un certo punto un filo unisce due persone,  poi improvvisamente quel filo si spezza. Con il corpo ce ne accorgiamo più tardi. Si continua a desiderare un contatto anche quando fa male e lascia frustrazione, fino al momento in cui la mente e il corpo si corrispondono, scollegandosi entrambi.

Mentre soffri ti chiedi se sai dare un vero nome alle sensazioni, se riconosci la vera identità di quel buco allo stomaco. Se ti stai dicendo la verità, se è per il suo svelarsi a fatica che soffri, o perché non capisci.

Conoscersi davvero e capire che cosa è andato male e perché, oltre la superficie di quello che si può percepire in modo immediato, arrivare all’origine del sentire, è il nodo da sciogliere.

Arrivano tante parole e, tra tutte,  scegliere quelle giuste non è semplice come non lo è, una volta afferrate, comprenderle davvero.

E’ difficile accettare che neanche l’amore ce la fa da solo, vederne i limiti e realizzare che non ha funzionato, anche se ti sei detto così innamorato, vicino e in armonia con qualcuno.  Due persone e un solo tempo, è questa la formula vincente, oltre la chimica dei corpi, la magia degli sguardi, la sicurezza delle cure. Ma non è capitato a voi.

E’ solo la fine di una storia d’amore e deve avere il giusto peso, i suoi tempi. Superata questa fase di desolazione, abiterà la stanza delle cose non riuscite, non più possibili, imperfette. Mutilate come una mano che, senza dita, non può scrivere. Deludenti come cani apparentemente fedeli che ti tradiscono per  gli slanci di attenzioni di uno sconosciuto, mentre tu puoi dare il solito affetto, ogni giorno. Impotenti come solo gli amori nei tempi sbagliati possono essere.  Vorresti che quella stanza, dentro di te, si rimpicciolisse sempre di più mentre sembra che si dilati ancora, diventando una voragine nella quale le delusioni rischiano di trascinarti, togliendoti la speranza nella pienezza delle cose.

Hai davanti a te un grosso animale stramazzato al suolo. E ti chiedi, può davvero morire, un gigante di quelle dimensioni? E’ possibile? Quel corpo porta i segni della vostra storia, delle partenze e dei ritorni, delle separazioni e degli abbracci ritrovati. Parla di due che si sono inseguiti, allontanandosi, riavvicinandosi, facendosi male, amandosi, e che infine si sono arresi. Parla di due anime alla ricerca di un equilibrio, e di due tempi diversi. Capisci che tutto questo non riguarda l’amore, ma il tempo. Ché se l’amore fosse solo un dirsi ciao e riuscire a chiudere tutto nel momento in cui due corpi non si appartengono più, sarebbe una cosa insignificante. Invece vive anche oltre quella porta chiusa.

La maglietta nell’armadio, la bottiglia di grappa nella vetrina, i CD degli ascolti notturni ti scaraventano in faccia la vita vissuta fino a pochi giorni prima. Ti trascinano nel passato, pensi che sarebbe bello tornare al primo incontro, poterlo riscrivere, rifare tutto da capo. O rivivere anche un solo giorno di quelli che affollano questa nostalgia, rinnovare il rapporto con un nuovo slancio. Ma è solo un fottuto sogno.

La separazione fa parte della fine. Separarsi dagli oggetti, dalle speranze. Dai pensieri, ora è più difficile. Ti serve altro tempo.

Ora sai che se una storia d’amore finisce non significa che quell’amore non c’è stato neanche prima.  E’ esistito un tempo in cui era possibile, per ciascuno di voi due.

Ora piangi, lasciati attraversare dalla storia scritta nel vostro tempo insieme. Per ogni lacrima c’è un ricordo che affiora, ti fa star male e ti fa sorridere, ripulisce l’anima, e alla fine si imprime nella memoria, con dolcezza.

Alessandra Guenci

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