Porti lontani

image

 

 

È difficile dirti qualcosa di nuovo.

È un periodo duro, uno dei più difficili della tua vita. Credo di capire le tue difficoltà.
Immaginarti in una relazione fa male, è complicato, è troppo presto. Provare a riavvicinarci non è servito a superare quel che ci divide. Anche se si tratta di noi due. Di Noi, che negli ultimi anni dicevamo di amarci tanto e lo avremmo fatto per il resto dei nostri giorni. “E anche oltre, perché non siamo carne per i vermi”, scrivesti tu una volta.

In questo preciso momento, ho nostalgia della sensazione di totale rassicurazione di quando mi arrivava un tuo messaggio di notte, in cui scrivevi di amarmi. Un calore indescrivibile nel petto.

Qualche minuto di noi esisteva, nessun altro poteva intromettersi.

Erano sensazioni solo nostre. Hanno significato tutto per me. La sensazione di sentirsi amati appaga, non contano le circostanze nelle quali nasce e cresce un amore. Mi mancava l’altra metà della mela, quella che rende le cose possibili. Era come  possedere una barca a vela bellissima, che però non sa navigare. Può restare solo ferma dov’è, immobile nell’arenile.

Sono stata impegnata a scoprirti, in questo tempo recente. È stato tutto nuovo! Poter vivere il quotidiano io e te. Sentire per la prima volta che forse c’era il vento giusto per far muovere la barca. Ma alla prima uscita in mare, il vento ha smesso di spingerci.

Dove erano finite le sensazioni di un tempo?

Era impossibile riprovarle, si cresce, si cambia. Si cercano nuove emozioni.

Ma dov’era il cuore? Dov’era la testa?

Non ci sei stato.

Non hai colpe tu, né io.

Hai dato per scontato che rappresentassi il porto sicuro per te, ma io ho bisogno quanto te di quel porto. Non l’ho trovato. Ho trovato un uomo nel suo dolore, con una dolcezza commovente, incapace di darmi sé stesso, di mostrarmi quell’intricato nodo emozionale che gli pesa nelle viscere. Non credo fossi pronto a sciogliere quel nodo con me, a donarmi il tuo intimo sentire. Non hai trovato nulla in noi di così nuovo da provare, da apprezzare, da trattenere.

Certi episodi mi hanno tolto fiducia. Frasi dette male, sguardi duri, gesti brutti. Ho sentito la distanza, improvvisamente. Il porto sicuro che si allontanava, più strada da fare davanti a me, per riconquistarlo. Ho risposto con durezza, e i nostri porti, il mio per te e il tuo per me, si sono nuovamente
chiusi.

Forse non è oggi il tempo per noi. Neanche oggi. Forse questo amore non avrà mai un tempo, non sarà mai un porto sicuro. Forse avrà dei ciclici ritorni dagli abissi del cuore, ma saranno di nuovo sterili di fatti e pieni di non vissuto. Non avrà mai la forza che necessita per direzionare la barca con il vento a favore.

Mi guardi e pronunci le parole che significano fine con estrema lucidità, mentre mi sento prigioniera di una bolla di sapone. Siamo seduti uno accanto all’altra, a gambe incrociate, su un prato curato, sotto alberi enormi che ci proteggono dalle prime gocce di pioggia. L’acqua che ora mi scivola addosso mentre corriamo non riesce a svegliarmi, le pareti sottili della bolla mi rendono impermeabile alle sensazioni.

Ma le tue parole sono state chiare. Nessuna illusione oggi. Inutile anche rimandare a domani le possibilità per un noi, per quel ricongiungimento di vite, di amore, di speranze, di progetti, che si chiama matrimonio, ma in senso di unione, di due che si amano, che si sentono uno pur continuando a essere due.

Si lanciano insieme nel futuro.

Perché l’amore da solo non basta. Che poi è quello che sento spesso dire quando le storie finiscono, ma non ne sono davvero sicura. Parli. Penso che ti manchi la chiarezza di intenzioni, la mappa da seguire nel mare che hai davanti. Dici “Non lo so”. Non distingui più ciò che ha valore da ciò che non lo ha. Dici “La nostra storia è finita”. Abbiamo perso valore, non abbiamo abbastanza peso e penso che probabilmente non l’avevamo neanche prima.

Sei confuso. In questi momenti di vita forse è bene stare un po’ soli, non fare scelte che possano risultare sbagliate. Perciò capisco la tua reticenza. Non capisco il modo con cui l’hai esternata a me, assecondando il mio entusiasmo che mi ha portato fuori strada. I segnali negativi c’erano tutti anche stavolta, li ho visti. Saprei elencarli. Siamo imperfetti. Le sbavature possono esserci. Ma dietro a quei gesti sbagliati e a quella distanza, oggi non so più cosa c’è. Io non so chi c’è.

Non ritrovo i punti di riferimento di quello che chiamavamo amore.

Dici che vuoi partire per il mondo, come se nei tuoi piani non fossi prevista, come se dovessi registrare questo tuo desiderio e accettarlo semplicemente. Anch’io vorrei cambiare vita, ma vorrei cambiarla con te. Vorrei cambiarla per te.

Mi chiudi la porta in faccia, per l’ennesima volta, anche ora che siamo solo io e te, questa volta non a causa di un’altra persona, ma per i tuoi progetti personali. Parli, mi ferisci, mi mostri la tua distanza da noi.
Non so più chi sei, questo mi fa male più di tutto il resto.

Ritiriamo le vele, il vento è cessato.

Se tutto va bene, ognuno rientrerà nel proprio porto.

Alessandra Guenci

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s